Bollicine atipiche, masterclass con Guido Invernizzi

Eccomi seduta intorno ad un tavolo nel cuore di Grono, è la mia primissima uscita senza bimbi ne marito, post parto di baby 2 (e sono passati "solo" 9 mesi!).

Beh, non poteva che essere la mia seconda passione (la prima ovviamente è la cucina) a trascinarmi fuori casa, di giovedì sera con alle spalle non so quante notti con una media di 4-5 ore di sonno (interrotto).


La mia partner in crime per la serata è un'altra mamma che come me, adora sorseggiare bollicine appena ne ha occasione. Grazie di cuore per aver accettato di accompagnarmi!



L'evento, organizzato da B Atelier Bistrot di Grono con Elmi Wine e la partecipazione di Guido Invernizzi Sommelier, noto e apprezzato relatore e commissario per le sessioni di esame AIS (Associazione Italiana Sommelier) era dedicato alle bollicine atipiche.


6 le bottiglie che abbiamo degustato, tutte Made in Italy, prodotte con metodo champenoise.

Sono state per tutti quanti una piacevole scoperta.

Perchè dicamocelo, oltre a Franciacorta e Prosecchi, di bollicine italiane ne conoscevo ben poche.

Invece la nostra vicina penisola, si sa, ha tanto da offrire in ambito enologico, anche dal lato bolla!



Guido Invernizzi è stato un fantastico relatore, che ci ha illustrato non solo le bottiglie ma anche la storia delle regioni dove vengono prodotte. E' stata come una lezione di storia fusa all’ABC di come bisognerebbe degustare un bicchiere di vino. Illuminante!



Ogni assaggio è stato come un viaggio nelle regioni e ogni profumo ha evocato nella nostra mente ricordi lontani.


 

Siamo partiti dalla bolla italiana più alta d'Italia la Cave Mont Blanc Glacier in Valdaosta.

La vigna si trova ad un’altezza da brividi (in tutti i sensi) e l’unico modo è vendemmiare a mano (che coraggio).


Parliamo di un Pas Dosé (meno di 3 gr/L di zuccheri e 24 mesi sui lieviti)

Una bollicina fine, color giallo paglierino con note di zafferano, mela verde e spezia. In bocca una sapidità marcata e un’altrettanto spiccata acidità che si conclude con una bella persistenza.

mmmm ottimo inizio ho pensato.

 

e poi?


Ci siamo spostati in Campania a Casa Setaro, dove il terreno vulcanico ci regala una bollicina chiamata “Pietrafumante” prodotta con l’uva Caprettone (che ricorda la barba della capra)

Ecco quindi che nel bicchiere mi viene offerto un Extra Brut (5 gr/L di zucchero) e 30 mesi sui lieviti.


Color giallo dorato e al naso spiccato profumo di burro e panna acida.

…beh questo è ancora più interessante del precedente.


 

Voliamo poi in Veneto da Natalina Grandi che con la sua bollicina Durello ha accesso la sala (e la mia tavolata) d‘entusiasmo.

Prodotta con uva Durello (ma tu l’hai già sentita?) chiamata così, per la buccia particolarmente dura.


Una bolla Extra Brut (4 gr/L) e 36 mesi sui lieviti.

Al naso note di pesca, fragranza di lievito, boulangerie e patisserie.


Ci piace molto!


 

Ma ecco che arriva la superstar della serata (almeno per me)!


Ci trasferiamo in Puglia, da D’Arapri Grand Cuvée che ha saputo sapientemente sfruttare il Pinot Noir e le uve Montepulciano.

30 mesi sui lieviti.

Al naso: ribes, mora, pane tostato. Una bella persistenza in bocca.


Mi ha conquistato.


Ma non è finita qui!


Ci spostiamo in Alto Adige a Terlano dove a 1200 metri d‘altezza viene prodotta dall’azienda Arunda una bollicina Riserva 2015 incredibile con uve Chardonnay e Pinot Noir.


Ben 60 mesi sui lieviti (e si sentono tutti!)


Nel bicchiere un nettare color giallo paglierino con perlage persistente, note di nocciola tostata, miele e cera d’api con un po’ di pane tostato.

In bocca fruttato e rinfrescante.


 

Ecco poi al grand finale, rullo di tamburi…

tatatatatatattata


eccoci in Piemonte dove ci accoglie l’azienda Orsolani che con le uve Erbaluce produce una bottiglia spettacolare: Cuvee tradizione 2015, brut.


Il colore è paglierino molto elegante con un fine perlage, il profumo è dominato da aromi che ricordano erbe aromatiche, anice e menta ed una leggera crosta di pane ricordo di una lunga permanenza sui lieviti.

In bocca spiccata acidità e minerale che chiude molto secco.


Con cosa la bevo? Come aperitivo o meglio a tutto pasto, ovviamente in pranzi a base di pesce o comunque su menù delicati.



Sì conclude così il mio viaggio tra queste meravigliose bollicine atipiche.


Mi viene quindi da dire: “non fare le snob se ti viene offerta una bolla che non è champagne, perchè non è detto che non ti possa conquistare alla pari o di più che una bollicina francese”